Le domande giuste in un tempo che cambia: in dialogo con Oscar Di Montigny
Nel corso dell’evento per i nostri 60 anni di attività, non abbiamo voluto celebrare solo una storia.
Abbiamo scelto di fermarci a riflettere sul futuro. Quello vero. Quello che non aspetta.
L’intervento di Oscar Di Montigny ci ha aiutato a mettere a fuoco una cosa semplice e scomoda allo stesso tempo: oggi non basta stare al passo. Serve leggere prima. Capire dove sta andando il mondo, e decidere da che parte stare.
Perché se un’impresa dura sessant’anni non è solo per ciò che ha fatto bene, ma per la visione che ha saputo costruire e trasmettere. E una visione, per restare viva, va riletta ogni volta che il contesto cambia davvero.
Le certezze sono comode. Ed è per questo che ci fanno sbagliare
Uno dei passaggi più forti dell’intervento è stato quello sull’“anomalia”.
Un esperimento semplice, quasi banale, che dimostra come il nostro cervello tenda a ignorare ciò che non rientra nelle convinzioni già acquisite.
In azienda succede lo stesso:
- “Il mercato funziona così”
- “I clienti comprano cosà”
- “Si è sempre fatto così”
Il problema non è avere certezze.
Il problema è difenderle anche quando i segnali stanno cambiando.
Il mondo non aspetta che noi siamo pronti.
E oggi, come è stato detto chiaramente sul palco, la pigrizia non è più consentita. Osservare, capire e decidere in anticipo non è un esercizio teorico. È una responsabilità.
Non è un periodo complicato. È un cambio di epoca
La domanda è arrivata diretta: stiamo vivendo una fase di cambiamento o un cambio di epoca?
La risposta è netta: è un cambio di epoca.
E questo significa una cosa sola: non ci sarà un momento “giusto” per adattarsi. Chi aspetta che tutto sia chiaro, arriva tardi.
Le tendenze non si inseguono quando sono evidenti.
Si leggono prima, come si fa con un’onda: quando inizia a muoversi, non quando è già arrivata a riva.
I driver che stanno ridisegnando mercati e consumi
Nel suo intervento sono emersi quattro grandi driver che stanno cambiando tutto, anche il nostro settore.
- Demografia
Città sempre più centrali, nuovi equilibri economici, nuove aree di sviluppo. L’Africa, in particolare, non è “il futuro lontano”, ma un continente già connesso, giovane e in trasformazione. - Ambiente
La sostenibilità non è una moda. È un limite fisico. L’Earth Overshoot Day ci ricorda che stiamo consumando più di quanto il sistema possa rigenerare. Questo impatta filiere, costi, scelte e responsabilità. - Tecnologia
Non come strumento, ma come cambiamento culturale. I consumatori hanno aspettative diverse: semplicità, immediatezza, relazione. La domanda vera è: i processi di domani passeranno ancora da noi?
- Orientamento
Il vantaggio non è correre più veloce. È sapere dove andare, in un mondo che cresce con dinamiche esponenziali.
L’impresa del futuro: meno titoli, più scelte
Nel finale, Di Montigny ha parlato di crisi multiple: ambientale, geopolitica, generazionale, educativa.
Non per spaventare, ma per attivare il coraggio.
Perché a fare la differenza non saranno ruoli, tecnologie o dimensioni.
Sarà la capacità umana di scegliere, di cambiare, di assumersi responsabilità.
L’impresa del futuro si fonda su:
- etica come criterio pratico, non morale
- valori che guidano i comportamenti
- scopo chiaro, non dichiarato a parole ma dimostrato nei fatti
Se una scelta crea vantaggio per tutti, è etica.
Se il vantaggio è solo per qualcuno, a scapito di altri, non lo è.
Da qui nasce anche un concetto chiave: co-petition.
Competere e collaborare insieme, perché la complessità di oggi non si affronta da soli.
Sessant’anni dopo, la stessa domanda
Nel celebrare i nostri 60 anni, ci siamo portati a casa una consapevolezza chiara:
la tradizione ha valore solo se diventa coerenza, visione e capacità di guidare il cambiamento.
Noi non crediamo nelle celebrazioni fine a sé stesse.
Crediamo nelle domande giuste, anche quando sono scomode.
Perché il futuro non si subisce.
Si costruisce, insieme.








